martedì , 20 Aprile 2021
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Prunittu: le infinite domus de janas di Sorradile

Uno spettacolo incredibile. La Necropoli di Prunittu, nell’alto Oristanese, per ora deve la sua notorietà a Instagram (non alle istituzioni) . Foto IG @giacomophoto78

Uno straordinario sito archeologico per numero e densità di domus de janas che ha davvero pochi eguali in Sardegna. La Necropoli in località Prunittu (senza articolo “Su” davanti, come tiene a precisare l’Assessore comunale alla Cultura Piera Fadda), nel Barigadu di Sorradile (provincia di Oristano), centro Sardegna, raccoglie in poco meno di 100 metri lineari, pensate, la bellezza di ben 27 domus de janas.

Le domus de janas sono tombe ipogeiche, risalenti all’età neolitca, scavate nella roccia e diffuse in tutta la Sardegna.

E qui, dove dall’alto si domina e si ammira l’intero lago Omodeo, uno specchio d’acqua artificiale che lambisce i territori di un’area poverissima e in via di spopolamento, ci si imbatte in un sito che costituisce di fatto una vera e propria ingente risorsa economica culturale per tutto l’alto oristanese. Per ora potenziale, che può diventare reale.

Sullo sfondo a sinistra in alto della necropoli il lago Omodeo.
Foto esclusiva dal drone Andrea Atzori.

Un sito archeologico davvero unico, che merita un‘adeguata valorizzazione turistica. Valorizzazione che può arrivare attraverso una gestione organica e visite guidate al sito.

DALLA POPOLARITA’ INSTAGRAM A RISORSA ECONOMICA ?

E’ diventato oramai popolare sui social network, attraverso il tam tam della rete.Da facebook a instagram, gli scatti suggestivi degli imponenti massi di trachite diventati tombe sono conosciutissimi. Pensate che una splendida foto della necropoli di Prunittu (vedi scatto sotto) è stata in cima alla classifica assoluta dei like instagram sul quotidiano sardo La Nuova Sardegna nel novembre 2019.Una promozione a costo zero, per una popolarità di nicchia, che merita ora la massima attenzione da parte di tutti gli enti pubblici, affinché venga giustamente indicato, conosciuto e visitato dal grande pubblico, anche internazionale. Una tutela e valorizzazione necessaria che può e deve diventare concreta. Le enormi potenzialità ci sono tutte, occorre impegno, programmazione e concretezza da parte delle istituzioni.

Il nome domus de janas, in lingua sarda significa “casa delle fate”, è un esempio della fantasia dell’uomo medievale. Le migliaia di piccole grotte nella roccia, presenti in tutta l’isola all’interno, sono spesso lavorate e simili a primitive abitazioni.

Da qui la definizione in sardo di “abitazioni” per fate e streghe.

Esse costituirono, in realtà, l’ultima dimora per le genti che abitarono la Sardegna dalla fine del IV alla prima metà del II millennio a.C.

Foto dal drone, esclusiva Andrea Atzori

Il complesso è formato da due agglomerati, distanti appena un centinaio di metri .

Dalla strada asfaltata, poco prima di un ovile, il cartello turistico lo indica con un generico “domus de janas” senza citarne il nome.

Nessun pannello esplicativo è presente in loco. La gran parte degli ipogei-pur assenti precise indicazioni- sono comunque raggiungibili mentre alcuni, essendo ricavati nella parete verticale di un bancone di roccia trachitica e con l’ingresso posto ad una certa altezza (sino a quattro metri dal piano di campagna), sono accessibili soltanto calandosi dal pianoro sovrastante.

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La quasi totalità delle tombe risultano composte da diversi ambienti comunicanti e presentano uno sviluppo planimetrico prevalentemente longitudinale, saltuariamente interessato dalla presenza di vani laterali.

In questo video che segue proviamo ad entrare all’interno di una domus de janas.

Cronologicamente il complesso si colloca nella Cultura di Ozieri del Neolitico finale – Eneolitico (3500-2900 a.C.) con probabile riutilizzo in epoca bizantina.

video da drone
Spettacolare foto non mia tratta on line
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