A lezione di stand up dalla giornalista Lucia Goracci

Son sempre meno i giornalisti italiani che fanno gli stand up nei servizi registrati per i Tg.

Vuoi per pigrizia, vuoi per incapacità, specie nelle emittenti locali son diventati davvero rari.

Un po’ più frequenti sono nei Tg Nazionali.

Questo post nasce per evidenziare la bellezza tecnico giornalistica di due stand up (che qui potete vedere in due video), andati in onda il 17 e il 18 settembre, di una grande giornalista della Rai: Lucia Goracci nel corso dei suoi servizi dedicati alla drammatica alluvione in Libia.

Lucia Goracci, 53 anni, nasce il 16 Marzo 1969 a Orbetello, in provincia di Grosseto.

Si laurea in Scienze Politiche e alla fine degli anni novanta diventa giornalista professionista, iniziando la sua carriera in Rai nella redazione della TGR Sicilia, di cui è stata anche conduttrice delle edizioni pomeridiane e serali. Successivamente diventa l’inviata per il Tg2 in Medio Oriente; poi viene assunta come annunciatrice al Tg3 di mezzasera fino alla conduzione di Linea Notte.

Lucia ha sempre alternato la presenza in studio al lavoro di reporter all’estero, soprattutto in Medio Oriente e in America Latina: è stata lei, tra gli altri, a raccontare eventi drammatici come il terremoto di Haiti del 2010 e la guerra civile libica. Dal 2013 ha lavorato a RaiNews24.

La Goracci ha anche seguito importantissimi eventi internazionali come la visita del Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama a Berlino e le proteste in Brasile durante la FIFA Confederations Cup 2013.

Dal 2015 segue e documenta l’evoluzione delle tensioni tra Siria e Iraq; nell’agosto del 2021 viene scelta come inviata Rai a Kabul, durante le operazioni di fuga dei profughi afghani dopo la presa di potere dei talebani nel paese.

E’ stata anche impegnata sul fronte delle guerra in Ucraina.

Tra gli avvenimenti spiacevoli quello del dicembre del 2021, quando la Goracci, recatasi in Romania per intervistare la senatrice no vax Diana Iovanovici Sosoaca, è stata aggredita e trattenuta per 8 ore circa nel commissariato di Bucarest. La liberazione è avvenuta grazie all’intervento diretto dell’ambasciata italiana.

Premi e riconoscimenti
Lucia Goracci con il documentario “Le bambine non vanno a scuola”, si è aggiudicata il premio la Penna Rossa, ma non solo. Tra i vari riconoscimenti ricordiamo il premio Ilaria Alpi e quello Luigi Barzini.

Ma cosa sono gli stand up e a cosa servono ?

Ci aiuta a trovare la risposta al quesito uno scritto di altro grande giornalista, Sandro Petrone, volto storico del giornalismo televisivo Rai (con collaborazione anche a Telemontecarlo) scomparso prematuramente. Estratto dal sito http://web.mclink.it/MD3259/campus_area_studenti/teoria_tecnica_comunicazione/approfondimenti/

Sandro Petrone

In Italia è accaduto proprio questo. Vista la diffusa difficoltà dei giornalisti e dei cameraman a familiarizzare con il pezzo in macchina ( leggi stand up ndr), a comprenderne le potenzialità e ad utilizzarlo correttamente, numerosi responsabili dei telegiornali periodicamente ne sconsigliano, quando non ne impediscono completamente l’uso. E in ciò non incontrano difficoltà o resistenze eccessive. Nell’imbarazzo del come fare e del trovarsi buffi o inadeguati, e vivendo spesso la cosa come una semplice necessità narcisistica, esposta per di più alle critiche al vetriolo dei colleghi della carta stampata e di quelli che in tv lavorano dietro le quinte (“non ha perso l’occasione di mostrare la faccetta a mammà e alla fidanzata”), molti giornalisti preferiscono non cimentarsi negli stand up, se non quando siano costretti da un collegamento in diretta (e qui cominciano altri dolori). I cameraman li aiutano in questo, ben felici di liberarsi di ciò che per loro costituisce un fastidioso aggravio di lavoro, con gratificazioni professionali nulle, e vere e proprie crisi di rigetto quando il rapporto con il giornalista non è dei migliori.

In questo modo, però, per ragioni assolutamente banali, si riducono, e non di poco, le possibilità espressive e informative dei pezzi. E si impoveriscono l’immagine e la credibilità del giornalista e della rete. “Nessun reporter è verosimile che compia seri progressi nella sua carriera senza imparare a fondo questo elemento”, sostiene senza mezzi termini Ivor Yorke nel suo “Basic Tv Reporting”, una sorta di “help manual”, prontuario di salvataggio, per i giornalisti britannici che passano da altri media alla televisione.

Lo stand up, il piccolo monologo del giornalista rivolto al pubblico, caratterizzandosi come elemento di forte rottura nel ritmo e nel naturale sviluppo dei servizi del telegiornale, costituisce una risorsa preziosa e di impatto. Se realizzata e usata con abilità, consente di dare efficacemente una serie di informazioni e di risolvere un certo numero di situazioni narrative.

Per comprenderne la forza, in un parallelo cinematografico, si può pensare all’uso dirompente che Hitchcock faceva della propria presenza nel film. Con la differenza che il grande regista impersonava il proprio gusto per l’intreccio diabolico degli eventi.

Il giornalista, invece, deve incarnare il gusto di raccontare in modo attendibile gli eventi, come risultato del lavoro di tutto il gruppo che è dietro al suo servizio e al telegiornale intero.

Lo stand up, il pezzo in macchina del cronista, può essere paragonato a un’arma potente, alla quale non conviene perciò rinunciare, ma che bisogna imparare a padroneggiare con sicurezza se non si vogliono provocare danni gravi.

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